Organi e Vita Animica: una visione steineriana

Nel Campo di Azione degli Organi: Una Lettura Pedagogica Antroposofica dell’Opera di Walter Holtzapfel

di Clementina Sguerri 

L’opera di Walter Holtzapfel “Im Kraftfeld der Organe” si apre con un gesto che non è solo descrittivo, ma profondamente conoscitivo: gli organi non vengono presentati come entità statiche, né come semplici strumenti fisiologici, bensì come formazioni viventi, dotate di una duplice natura che le rende al tempo stesso autonome e partecipi dell’intero organismo umano. Holtzapfel insiste su questa condizione di soglia: ogni organo si distingue nettamente dal resto del corpo, possiede una sua forma, una sua densità, una sua qualità, e tuttavia è completamente aperto ai processi che attraversano l’intero organismo, soprattutto attraverso il sangue e i nervi. È una condizione paradossale, ma profondamente reale: l’organo è un individuo e insieme un membro, un’isola e insieme un continente, un centro e insieme un nodo di relazioni.

Questa duplicità non è un concetto astratto: si vede nella forma stessa degli organi. Holtzapfel porta l’esempio del rene, che nella sua convessità esterna si chiude, mentre nella concavità interna si apre al passaggio del sangue, dell’uretere, dei nervi. È un gesto plastico che rivela la sua essenza: il rene è un organo che filtra, che discrimina, che lascia entrare e uscire, che seleziona. E proprio per questo, dice Holtzapfel, esso è “l’organo degli organi”, il più archetipico, quello che più chiaramente mostra la natura dell’organicità umana. Gli altri organi possono essere visti come metamorfosi del rene: il polmone ne è una trasformazione verso il basso, con la sua ampia base e la sua punta superiore; il fegato ne è una metamorfosi orizzontale, distesa, espansa; il cuore, infine, è una metamorfosi che perde la concavità e diventa tutto convessità, tutto gesto ritmico.

Holtzapfel non si limita alla forma: egli mostra come ogni organo sia il risultato di sistemi di forze sovrasensibili. La materia fisica non è che un deposito, un precipitato, un sedimento di forze eteriche, astrali e dell’Io. Steiner lo aveva espresso con grande chiarezza: ciò che vediamo come organo è la manifestazione fisica di un sistema di forze che lo precede e lo sostiene. L’organo non è mai un oggetto: è un processo, un continuo nascere e morire, un equilibrio dinamico tra costruzione e dissoluzione. Per questo Holtzapfel usa l’immagine dell’isola di Spiekeroog, continuamente modellata dal vento, dalle maree, dal calore del sole: la forma è stabile solo in apparenza, ma in realtà è il risultato di un incessante lavorio di forze.

Da questa visione dinamica degli organi deriva un’altra osservazione fondamentale: noi conosciamo pochissimo dei nostri organi. Essi lavorano nel silenzio, nel buio, nel ritmo, nel sonno della coscienza. Solo il polmone e il cuore, grazie alla loro attività ritmica, si rendono percepibili, e anche in questo caso solo se portiamo attenzione. Gli altri organi rimangono invisibili, e diventano percepibili solo quando qualcosa non funziona. La medicina moderna ha sviluppato tecniche nel tempo grazie all’avanzare della tecnologia, sempre più invasive per “vedere” gli organi: se in principio vi era la palpazione, l’auscultazione, adesso abbiamo le endoscopie, le biopsie ecc. Holtzapfel ci ricorda però che esiste anche un’altra via: osservare il corpo come totalità, riconoscere come la lingua parli del fegato, come la pelle parli del polmone, come gli occhi parlino dei reni, come la circolazione periferica parli del cuore. L’organo non è mai isolato: il suo campo di azione si estende oltre i suoi confini anatomici, fino a coinvolgere l’intero organismo e, in certi casi, persino l’ambiente circostante.

Holtzapfel dedica pagine molto importanti alle influenze che agiscono sugli organi. Qui la sua voce si intreccia con quella di Steiner, che aveva indicato con precisione come il cuore soffra il movimento passivo, come quello del treno o dell’automobile, mentre trae beneficio dal movimento attivo, ritmico, espressivo, come quello dell’euritmia. Il rene, invece, soffre la fretta, il mangiare senza presenza, l’inghiottire aria, il vivere in uno stato di tensione continua. Il fegato è profondamente legato alla qualità dell’acqua e dei sapori: un gusto fine, sobrio, autentico lo sostiene; l’alcol e gli eccessi lo danneggiano. Il polmone, infine, è l’organo più legato alla terra: la sua salute dipende dalla geologia del luogo, dalla qualità del suolo, dall’altitudine. Per questo Steiner raccomandava, nei casi di debolezza polmonare, un cambiamento di ambiente, non solo per l’aria, ma per la qualità stessa della terra.

Holtzapfel dedica poi un’ampia riflessione al rapporto tra organi e vita animica. Le lingue popolari conservano ancora tracce di questa conoscenza: “parlare dal fegato”, “avere il cuore in mano”, “sentirsi tagliare/togliere il respiro”, “avere i reni colpiti”. Queste espressioni non sono metafore: sono residui di un sapere istintivo, pre‑scientifico, che riconosceva negli organi non solo funzioni fisiologiche, ma qualità animiche. Steiner ha ripreso e approfondito questo sapere, mostrando come ogni organo sia il luogo di un particolare rapporto tra corpo, anima e spirito. Il fegato è legato alla volontà, il polmone al pensiero, il rene al sentire, il cuore all’Io.

Questa relazione è particolarmente evidente nel bambino. Nell’adulto, l’anima ha una relativa indipendenza dagli organi: essi sono formati, stabili, definiti. Nel bambino, invece, organo e anima crescono insieme: un disturbo della volontà è anche un disturbo epatico, un disturbo del pensiero è anche un disturbo polmonare, un disturbo emotivo è anche un disturbo renale, un disturbo dell’identità è anche un disturbo cardiaco. Per questo la pedagogia curativa non può limitarsi a correggere comportamenti: deve accompagnare la maturazione organica, sostenere i processi di incarnazione, creare condizioni di vita che favoriscano la salute dei quattro sistemi.

Holtzapfel dedica poi un’analisi molto precisa al fegato, che Steiner definisce “l’organo che dà il coraggio di agire”. Il fegato è un organo liquido, esposto a cinque diversi tipi di fluidi, e questa sua natura lo rende il luogo privilegiato della trasformazione. La volontà, dice Steiner, è trasformazione: trasformazione della sostanza, trasformazione del mondo, trasformazione di sé. Il fegato è il laboratorio in cui questa trasformazione avviene. La sua relazione con la vena porta, che porta al fegato il sangue carico di sostanze dall’intestino, mostra come esso sia il luogo in cui il mondo esterno diventa mondo interno. La sua capacità di rigenerarsi, unica tra gli organi, mostra la sua natura eterica, la sua appartenenza al principio della vita.

Holtzapfel mostra anche come il fegato sia legato alla volontà attraverso il metabolismo degli zuccheri: il glucosio che diventa glicogeno, il glicogeno che torna glucosio, l’acido lattico che produce stanchezza. È un ciclo che rivela la natura profonda della volontà: essa consuma, trasforma, produce calore, si esaurisce e si rigenera.

Tutto questo non è teoria: è pedagogia. Il bambino che non riesce a iniziare un compito, che non porta a termine ciò che inizia, che vive in uno stato di passività, non ha bisogno di rimproveri: ha bisogno che il suo fegato sia sostenuto, che la sua volontà sia nutrita, che il suo metabolismo sia accompagnato.

Holtzapfel conclude mostrando come i quattro organi fondamentali – fegato, polmone, rene, cuore – siano quattro modi in cui il sangue si trasforma: nel polmone il blu diventa rosso, nel fegato il blu rimane blu, nel rene il rosso rimane rosso, nel cuore il rosso e il blu si incontrano senza mescolarsi. Sono quattro gesti, quattro ritmi, quattro archetipi. Sono quattro modi in cui l’essere umano si incarna.

E per chi educa, tutto questo è essenziale. Perché educare significa accompagnare l’incarnazione, sostenere la formazione degli organi come strumenti dell’anima, riconoscere che ogni gesto educativo ha una risonanza fisiologica e spirituale. In un’epoca in cui i bambini vivono accelerazione, sedentarietà, sovrastimolazione, alimentazione artificiale, perdita del ritmo, la lettura di Holtzapfel è più che mai necessaria. Essa ci ricorda che l’educazione non è un insieme di tecniche, ma un’arte: l’arte di accompagnare un essere umano nel suo divenire, nel suo incarnarsi, nel suo trovare la propria forma.

Bibliografia essenziale

Walter Holtzapfel  

– Im Kraftfeld der Organe ( Nel campo di azione degli organi) Philosophisch‑Anthroposophischer Verlag am Goetheanum, Dornach, 1989.  

– Le connessioni spirituali di fegato, polmone, rene, cuore. Natura e cultura editore,2016

– Der Ätherleib des Menschen,( il corpo eterico dell’uomo) Verlag am Goetheanum.

– Medicina e misteri, Editrice Antroposofica, 2009

Rudolf Steiner – Medicina e fisiologia occulta  

– Una fisiologia occulta (O.O. 128).  

– Corso di pedagogia curativa (O.O. 317).  

– Scienza dello spirito e medicina (O.O. 312).  

– La scienza occulta (O.O. 13).  

– La natura e uomo (O.O. 107).

Medicina antroposofica contemporanea  

– Michaela Glöckler, Conoscere la medicina antroposofica, Terra Nuova edizioni, 2022

Pedagogia Waldorf  

– Bernard Lievegoed, Fasi evolutive del bambino.