Il piccolo concerto di Eszter Kovács
Quando la musica diventa un cerchio che accoglie
Ci sono mattine che non sembrano fatte di ore, ma di respiri.
Il mattino con Eszter Kovács, arpista e flautista ungherese, è stato così.
Eszter arriva con la sua calma luminosa e lo strumento che porta con sé come fosse un compagno di viaggio. Professionista formata al conservatorio di Modena ed a quello di Parma , ha suonato in orchestre ed ensemble internazionali, attraversando repertori classici e tradizionali, ma quando entra nella nostra sala, tutto questo curriculum si scioglie in qualcosa di più semplice: un’ artista che dona musica ai bambini.
Ci mettiamo in semicerchio, come in un vero concerto, ma con la naturalezza di chi si siede per ascoltare una storia.
E quando Eszter solleva il flauto, succede una cosa bellissima: i bambini si raddrizzano, gli occhi si fanno grandi, qualcuno trattiene il fiato.
Le sue note — ora leggere come fili d’aria, ora calde come un racconto al camino — portano dentro mondi lontani: un frammento di Peer Gynt, una danza popolare , un’eco che sembra acqua che scorre.
Ed i bambini la seguono, attenti, rapiti, come se ogni suono fosse una porta che si apre.
C’è un momento in cui la stanza sembra sospesa.
Non è silenzio: è ascolto.
Quello vero, quello che unisce.
E c’e’ un momento in cui il cerchio si anima, le manine battono a tempo, alcuni piccoli si abbracciano e sorridono tra loro.
Quando l’ultimo suono si spegne, nessuno parla subito.
È come se tutti — grandi e piccoli — avessero bisogno di un istante per tornare indietro dal luogo in cui la musica li ha portati.
Eszter sorride.
E noi capiamo che sì, è stato davvero un piccolo concerto.
Ma soprattutto è stato un regalo.
Grazie Eszter.
