Il bambino sovrano e l’adulto guida

Il bambino sovrano e l’adulto guida

Una riflessione pedagogica Waldorf sull’autorità, la libertà e la maturazione
di Clementina Sguerri
Nel panorama educativo contemporaneo, si assiste ad una trasformazione profonda del ruolo genitoriale. Sempre più spesso, l’adulto si ritrova disorientato, incerto, timoroso di esercitare la propria autorità. Il desiderio di essere un “buon genitore” si traduce in una disponibilità totale, in una presenza che non guida, ma serve, in una relazione dove il bambino diventa il centro assoluto, il decisore, il piccolo sovrano.
Daniel Marcelli, psichiatra francese specializzato in infanzia ed adolescenza, nel suo saggio “Il bambino sovrano. Un nuovo capo in famiglia?” (2004), descrive con precisione questo fenomeno: il bambino, investito di un potere che non gli appartiene e che non è chiaramente in grado di gestire, si ritrova a dirigere la vita familiare, mentre l’adulto abdica al proprio ruolo educativo. Il risultato non è una maggiore autonomia, ma una profonda insicurezza. Il bambino sovrano non è libero, è solo.
Questa inversione di ruoli non nasce da cattive intenzioni. Al contrario, spesso è il frutto di un amore profondo, di un desiderio sincero di proteggere, di evitare sofferenze. Ma l’amore, quando non è accompagnato da fermezza e direzione, smette di essere educativo. E diventa servilismo emotivo.
 L’adulto nella pedagogia Waldorf: guida incarnata, non servitore
La pedagogia Waldorf, fondata da Rudolf Steiner, offre una visione dell’adulto radicalmente diversa. L’educatore, sia esso genitore o insegnante, è chiamato a essere una guida incarnata, una figura che offre ritmo, coerenza e senso. L’autorevolezza non è esercitata con durezza, ma con presenza consapevole.
Nel contesto Waldorf, il bambino è visto come un essere in divenire, portatore di potenzialità che si sviluppano secondo ritmi interiori. L’adulto ha il compito di custodire questi ritmi, di offrire un ambiente armonico e strutturato, dove il bambino possa sviluppare la propria volontà, il proprio sentire ed il pensiero in modo equilibrato.
Questa guida non è passiva né permissiva. È una presenza attiva, che osserva, accompagna, resiste all’impulso di intervenire troppo presto. L’adulto Waldorf non elimina la fatica, non risolve ogni ostacolo, non protegge dal disagio. Al contrario, accoglie la difficoltà come parte del processo evolutivo.
Dire “no” con amore: il confine che nutre
Uno degli aspetti più delicati dell’educazione è la capacità di dire “no”. Marcelli lo sottolinea con forza: il bambino ha bisogno di confini, di limiti, di opposizioni costruttive. Dire “no” non significa reprimere, ma proteggere. È il gesto che permette al bambino di sentirsi contenuto, riconosciuto nei suoi limiti, accompagnato nella sua crescita.
Nella pedagogia Waldorf, il “no” è un atto d’amore. È il confine che nutre la volontà, che permette al bambino di sviluppare la forza interiore necessaria per affrontare la vita. L’adulto che resiste alle richieste eccessive, che non cede alla pressione emotiva, offre al figlio uno spazio sicuro dove può crescere.
Facciamo un semplice esempio concreto: un bambino di tre anni vuole vestirsi da solo. L’adulto consapevole non lo ferma, né lo aiuta subito. Osserva, attende, interviene solo se necessario. Se il bambino si frustra, l’adulto non risolve, ma sostiene emotivamente, offrendo parole di incoraggiamento e fiducia, mostrando l’azione con amorevolezza e pazienza non attendendo un risultato, ma favorendo il processo che porterà a questo. Questo processo, apparentemente lento, è in realtà profondamente formativo.
Frustrazione e autonomia: il valore della difficoltà
Uno degli errori più comuni dell’adulto moderno è quello di voler eliminare ogni ostacolo. Si teme che la frustrazione possa danneggiare il bambino, che la noia sia pericolosa, che il desiderio non soddisfatto generi traumi, ma è proprio nella difficoltà che il bambino costruisce la propria autonomia.
La pedagogia Waldorf riconosce il valore evolutivo della frustrazione. Quando il bambino incontra un limite, è costretto a mobilitare le proprie risorse interiori. Deve trovare nuove strategie, deve tollerare l’attesa, deve imparare a gestire l’insoddisfazione. Questi momenti, se accompagnati da una presenza adulta stabile e amorevole, diventano tappe fondamentali della maturazione.
L’adulto cosciente ed autoeducato non interviene per risolvere, ma per contenere e sostenere. Non offre soluzioni, ma fiducia. Non elimina il disagio, ma lo trasforma in opportunità.
 Libertà e disciplina: il binomio Waldorf
La libertà, nella pedagogia Waldorf, non è anarchia. È disciplina interiore, costruita attraverso il ritmo, l’imitazione e la fiducia. Il bambino è libero di esplorare, ma all’interno di un ambiente ordinato e significativo, preparato per lui. L’adulto guida il bambino con dolcezza e fermezza, offrendo confini che non limitano, ma nutrono, che creano le situazioni e gli ambienti adatti perchè il bambino possa sperimentarsi nel mondo.
Il bambino sovrano, descritto da Marcelli, è spesso vittima di un eccesso di libertà non strutturata. Il bambino “servito” è quello a cui è stato negato il diritto di affrontare la vita. Il bambino Waldorf, invece, è accompagnato: libero di sperimentare, ma sostenuto da una presenza che dà forma e senso.
Questa visione richiede coraggio educativo. L’adulto deve resistere all’impulso di intervenire, di risolvere, di proteggere eccessivamente. Deve imparare a osservare con attenzione, a fidarsi del processo evolutivo, a dire “no” con calma e coerenza.
 Il coraggio di educare
Educare non significa servire, né dominare. Significa guidare con amore, resistere con fiducia, offrire confini come strumenti di crescita. La pedagogia Waldorf ci invita a essere adulti presenti, capaci di offrire bellezza, ritmo e contenimento. Perché il bambino non è un re da servire, ma un seme da coltivare.
In un mondo che confonde autonomia con abbandono, e amore con accondiscendenza, la pedagogia Waldorf offre una via luminosa: educare con coraggio, amare con dolce fermezza, crescere insieme.
 Bibliografia
– Marcelli, D. (2004). Il bambino sovrano. Un nuovo capo in famiglia?. Raffaello Cortina Editore.
– Steiner, R. (1996). L’educazione del bambino secondo la scienza dello spirito.
-Lievegoed,B.(1993) Fasi evolutive del bambino. Editrice antroposofica
-Silvava Tiani Brunelli (2007) Educare con amore e fermezza. Podresca edizioni